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Guida alla coltivazione del mirto: dalla semina alla potatura

Redazione 6 Novembre 2024
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Il mirto è un arbusto aromatico di grande valore, tipico della macchia mediterranea. Appartenente alla famiglia delle Myrtaceae, il suo nome scientifico è Myrtus communis. Questo cespuglio si sviluppa spontaneamente nelle regioni costiere del Mediterraneo, con una presenza significativa in Sardegna e Sicilia.

Esistono varie varietà di mirto, ma la principale è proprio il Myrtus communis. Tra le diverse varianti, spicca quella tarentina, che si distingue per alcune particolarità legate al suo habitat. Vale la pena menzionare anche varietà orticole, spesso utilizzate a scopo decorativo nei giardini, con fiori di dimensioni notevoli e bacche gialle, oltre a esemplari nano che non superano i 75 centimetri, ideali per essere tenuti in vaso.

Le piante di mirto sono caratterizzate da fiori aromatici che danno origine a frutti di un accattivante colore nero-blu. Questi frutti sono molto apprezzati in Sardegna e Corsica per la produzione del famoso liquore di mirto. Se sei interessato a far crescere un mirto, ti sconsigliamo di partire dal seme, poiché è un processo lungo e poco efficace.

La soluzione migliore è utilizzare la propagazione per talea: basta prelevare rami giovani di circa 20 centimetri e piantarli in un mix di sabbia e terriccio sub-acido. In alternativa, puoi tentare di far germogliare una bacca intera ad una profondità di 15 millimetri in un vaso o in una vaschetta da vivaio.

Se decidi di coltivare il mirto in vaso, fai attenzione, perché nel tempo tende a consumare la terra nella parte inferiore. Per questo motivo, è importante effettuare regolari cimature per mantenere una forma compatta e sana. Se stai pensando di crearci una siepe, pianta gli arbusti a una distanza di 35-70 centimetri l’uno dall’altro per garantire la densità desiderata.

Per garantire un’ottima crescita del mirto, è fondamentale scegliere un terreno drenante e ricco di sali minerali, che sia acido o neutro. Prima di trapiantare, arricchisci il terreno con compost organico. Anche se questa pianta può tollerare la siccità, è necessario fornire acqua regolarmente, specialmente tra marzo e settembre, evitando ristagni.

Assicurati che il terreno sia asciutto tra un’innaffiatura e l’altra, sia che tu coltivi in piena terra che in vaso. Durante periodi di prolungata siccità, è consigliabile annaffiare almeno due volte a settimana in primavera e autunno. Per quanto riguarda l’esposizione, il mirto ama i luoghi soleggiati; se è in vaso, cerca di proteggerlo dai raggi più forti, offrendo momenti d’ombra.

Per nutrire il tuo mirto, puoi utilizzare un concime granulare a lenta cessione, incorporandolo nel terriccio. Questa operazione dovrebbe essere svolta ogni 3-4 mesi, privilegiando fertilizzanti bilanciati con azoto, fosforo e potassio, con una leggera predominanza di azoto. La concimazione ideale avviene alla fine dell’inverno o all’inizio della primavera.

Parlando di potatura, il mirto non richiede interventi pesanti, ma qualche accorgimento è utile. A marzo, quando la pianta riprende vigore, puoi rimuovere le parti secche. Una seconda potatura si può fare in estate per regolare la forma dell’arbusto. Per quanto riguarda la raccolta dei frutti, è possibile farlo tra novembre e gennaio, con dicembre considerato il mese migliore approfittando di pettini speciali per raccoglierli delicatamente.

Infine, è raro che il mirto venga attaccato da parassiti, ma in primavera potrebbero comparire afidi sui germogli giovani. Fai attenzione, perché un ambiente troppo umido o annaffiature eccessive possono causare danni all’apparato radicale, portando a ingiallimento delle foglie e malattie fungine. Le gelate invernali intense possono anch’esse essere dannose, bruciando le foglie e compromettendo la salute della pianta.

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