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Guida alla cura della mimosa, pianta simbolo della Festa della Donna

Redazione 12 Marzo 2025
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La mimosa, conosciuta anche come acacia dealbata, è una pianta sempreverde che presenta diverse varietà e rappresenta un simbolo importante della Festa della Donna. Sebbene la pianta prosperi in climi miti, è fondamentale prestare attenzione alla sua posizione e alle condizioni climatiche.

Originaria dell’Australia sud-orientale, la mimosa è stata introdotta in Europa nel XIX secolo. In Italia, soprattutto nelle regioni con clima temperato, è facile imbattersi in questo elegante arbusto. Tuttavia, teme i rigori invernali, sopportando male temperature al di sotto dello zero. Per questo, durante freddi inverni, è consigliato proteggere la pianta utilizzando tessuti non tessuti o altri materiali isolanti.

Con l’arrivo dell’estate, la temperatura massima sostenibile per la mimosa è intorno ai 38°C. Temperature elevate possono causare l’arricciamento delle foglie e scottature. La coltivazione può avvenire sia in vaso, dove gli esemplari possono arrivare a 2 metri, sia in piena terra, dove possono raggiungere i 15 metri di altezza.

Esistono diverse varietà di mimosa, ognuna con caratteristiche particolari. Tra queste troviamo:

  • Acacia Baileyana: ideale per serra, con foglie grigio-verdi e fiori gialli a grappolo;
  • Acacia Retinodes: conosciuta come mimosa del Giappone, fiorisce tra inverno e primavera;
  • Mimosa tenuiflora: nota anche come albero della pelle, con fiori bianchi e profumati;
  • Acacia Saligna: mimosa selvatica, ha infiorescenze gialle poco profumate;
  • Mimosa pudica: chiamata mimosa sensibile, chiude le foglie al tocco ed è perfetta per la coltivazione in casa;
  • Acacia Podalyriifolia: nota come mimosa di Natale, con foglie verde scuro e fiori giallo brillante.

Per ammirare la fioritura della mimosa, bisogna attendere i mesi di febbraio e marzo, quando i fiori giallo intenso sbocciano a grappoli sferici. È fondamentale che la pianta riceva le giuste cure per svilupparsi al meglio. Essa richiede un terreno fresco e ben drenato, preferibilmente acido, poiché i terreni basici non sono tollerati bene dalla mimosa.

L’esposizione ideale per la mimosa prevede una protezione dalle correnti d’aria e dal sole diretto nelle ore più calde dell’estate. Pur essendo una pianta resistente alla siccità, i giovani esemplari necessitano di irrigazioni regolari. La concimazione va effettuata a fine inverno, utilizzando concime organico maturo o a lenta cessione, dopo aver lavorato il terreno superficiale.

Quando si tratta di riprodurre la mimosa, è possibile farlo tramite talea o semi. Per la talea, si possono prelevare rametti di circa 10 cm, praticando un taglio obliquo sotto una gemma e rimuovendo le foglie inferiori. Questi rametti devono essere collocati in un substrato leggero, mantenendo un’adeguata umidità e luce, ma proteggendoli dal freddo e dal vento.

Coloro che coltivano la mimosa in vaso dovrebbero effettuare il rinvaso ogni due anni, utilizzando contenitori di dimensioni appropriate per promuovere uno sviluppo equilibrato. Anche il fondo del vaso deve essere preparato con materiali drenanti, come argilla espansa, per garantire il corretto deflusso dell’acqua.

La mimosa è una pianta a crescita rapida e non richiede potature frequenti. Le potature occasionale sono indicate per mantenere una forma gradevole e controllare le dimensioni. Si consiglia di procedere con la potatura solo dopo la fioritura per evitare di compromettere la bellezza della pianta.

Nonostante la sua robustezza, la mimosa può subire attacchi da parassiti come la cocciniglia e le metcalfe. È importante gestire l’irrigazione e l’esposizione adeguatamente per mitigare questi problemi. Inoltre, la clorosi fogliare può manifestarsi negli esemplari non innestati o in terreni con pH neutro; in questo caso, si può intervenire con trattamenti al ferro e solfato.

 

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